Emily Dickinson, la poetessa ribelle – parte seconda

(Se ti sei perso la prima parte dell’articolo lo trovi a questo link)

I TEMI

I temi del suo percorso lirico sono la Natura, il mistero della Vita e della Morte (lei lo chiama “Circonferenza”, il cerchio concluso dell’esistenza), la Morte e l’aldilà che immagina in tante situazioni differenti; l’amore. Il suo stile è l’espressione della sua fertile interiorità e ne segue fedelmente ogni modulazione, in modo che esterno e interno, macro e micro cosmo diventano una cosa sola. La Morte l’affascina in modo quasi morboso, se la figura in modi e attitudini differenti: un fantasma che adula per svelarsi poi nella sua orridità e catturare… cosa?
L’anima? L’essere? Il corpo? Oppure è un gentiluomo che cortesemente l’accompagna all’Eternità.

The only Ghost I ever saw
Was dressed in Mechlin – so –
He had no sandal on his foot –
And stepped like flakes of snow –
His Gait – was soundless, like a Bird –
But rapid – like the Roe –
His fashions, quaint, Mosaic –
Or haply, Mistletoe –
His conversation – seldom –
His laughter, like the Breeze
That dies away in Dimples
Among the pensive Trees –
Our interview – was transient –
Of me, himself was shy –
And God forbid I look behind –
Since that appalling Day!

L’unico Fantasma che ho mai visto
Era abbigliato in Mechlin – proprio così –
Non aveva sandali ai piedi –
E camminava come fiocchi di neve –
Il suo Passo – era silenzioso, come un Uccello –
Ma rapido – come il Capriolo –
I modi, antiquati, a Mosaico –
O magari, Vischio –
La conversazione – scarsa –
Il riso, come la Brezza
Che si spegne in Crespe
Fra gli Alberi pensosi
Il nostro colloquio – fu effimero –
Di me, era timoroso –
E Dio non voglia che mi guardi indietro –
Da quel Giorno spaventoso!

Oppure:
Because I could not stop for Death –
He kindly stopped for me –
The Carriage held but just Ourselves –
And Immortality.
We slowly drove – He knew no haste
And I had put away
My labor and my leisure too,
For His Civility –
We passed the School, where Children strove
At Recess – in the Ring –
We passed the Fields of Gazing Grain –
We passed the Setting Sun –
Or rather – He passed Us –
The Dews drew quivering and Chill –
For only Gossamer, my Gown –
My Tippet – only Tulle –
We paused before a House that seemed
A Swelling of the Ground –
The Roof was scarcely visible –
The Cornice – in the Ground –
Since then – ‘tis Centuries – and yet
Feels shorter than the Day
I first surmised the Horses’ Heads
Were toward Eternity -–

Poiché per la morte non potevo fermarmi,
gentilmente a morte si fermò per me.
Per noi soli in carrozza c’era spazio –
E per l’immortalità –
Lentamente – non aveva fretta,
io, per la sua cortesia,
avevo messo da parte
l’ozio e anche il lavoro.
Passammo oltre la scuola, dove i bambini nell’intervallo,
in cortile, lottavano
Oltre i campi dai quali il grano ci fissava –
Oltre il tramonto del sole –
Noi lo passammo, o meglio, lui ci passò
E la rugiada si fece fredda e tremante –
Che di garza avevo la veste,
e il mantello nient’altro che tulle–
Ci fermammo di fronte a una casa –
Come un rigonfiamento di terra –
Il tetto appena visibile –
Il cornicione – nella terra –
Da allora – sono – secoli – pure se mi sembrano
Più brevi del giorno in cui, per la prima volta
Mi venne il sospetto, che le teste dei cavalli
Fossero volte all’eternità –

La Morte è un gentiluomo (Emily si inventa una Morte maschile!), tra loro i rapporti sono di estrema civiltà. Lui la porta in carrozza, e lei sente un po’ di freddo, poiché indossa un abitino di tulle. Quel viaggio le pare di qualche giorno, finché le viene il dubbio che i destrieri su quella carrozza magica la portino verso l’eternità. In questa poesia la Morte è amica, un incontro.
Lampi di comprensione sublime, estatica si accompagnano a domande metafisiche, prive o sovrabbondanti di risposte: cos’è la Morte? La vita non è altro che un cammino verso la morte? E la morte è forse il centro dell’esistenza? A volte la Morte è incontro, come in “Because I could not stop for Death -”, altre straziante abbandono, perdita, assenza senza fine.
Emily non si perde solamente nel suo mondo poetico, è anche molto attenta a quel che accade attorno a lei, intuisce i pensieri, capisce i comportamenti, vede al di là della mera apparenza, giungendo al motivo essenziale che guida la vita di ognuno, per questo osserva in disparte, e non giudica mai, neppure le amanti del fratello, la petulanza delle nobildonne di Amherst.

Articolo di Anna Ferrari

(troverai la terza parte mercoledì prossimo)

(Photo by Joanna Kosinska on Unsplash)

UniWoL