Emily Dickinson, la poetessa ribelle – parte terza

(Se ti sei perso la seconda parte dell’articolo lo trovi a questo link)

INCONTRI, AMORI, ABBANDONI
Chi furono le persone con cui Emily si relazionò? La famiglia, ovviamente, in particolare il padre, che la vorrà accanto a sé e di cui lei era la preferita, Lavinia, Austin e i suoi figli. Al di fuori della cerchia familiare ci furono persone cui Emily si legò visceralmente, nella mente, nello spirito, nella vicinanza fisica.
Tra queste Susan Gilbert, conosciuta alla Amherst Academy, che diventerà poi la moglie di Austin. Di lei Emily si innamora, perdutamente. Descrive momenti di intimità, confessioni, racconta di lunghe passeggiate. Tra loro molte poesie, molte lettere, spedite o portate a mano dalla Homestead a Evergreen, la dimora confinante che Edward aveva fatto costruire per Austin e Susan. La passione esplode nei versi, il desiderio si infrange sulle rive dell’amata:
Come slowly – Eden!
Lips unused to Thee –
Bashful – sip thy Jessamines –
As the fainting Bee –
Reaching late his flower,
Round her chamber hums –
Counts his nectars –
Enters – and is lost in Balms.

Vienimi incontro – Eden – lentamente!
Labbra che ancora non ti conoscono
Succhiano caute ai tuoi gelsomini –
Come l’ape, quando ormai sul punto di venire meno –
Raggiunge il fiore – tardi –
E s’aggira ronzando attorno alla stanza –
Ne passa in rassegna i nettari – entra –
E infine nei profumi si perde.

E ancora:
Wild nights – Wild nights!
Were I with thee
Wild nights should be
Our luxury!
Done with the Compass –
Done with the Chart!
Futile – the winds –
To a Heart in port –
Rowing in Eden – Ah, the Sea! –
Might I but moor –
tonight –
In thee!

Notti selvagge – Notti selvagge!
Fossi con te
Notti selvagge sarebbero
la nostra passione.
Inutili – i venti –
a un cuore ormai in porto –
non serve la bussola –
non serve la mappa –
Remare nell’Eden –Il mare!
Potessi almeno ormeggiare –
Stanotte
in te

Immagini erotiche che esprimono lo slancio totale e sincero, quando, alla compostezza del giorno, si sostituisce l’ardore di due anime.
Attraverso le parole, percorriamo l’intera parabola della loro relazione: dagli assalti frenetici del cuore, alla freddezza (e al dolore) dell’allontanamento, alla delusione nello scoprire che Susan non è la persona che Emily credeva.
Sposato Austin, Susan ottiene ciò che vuole davvero: una grande casa, elegante, in cui ricevere ospiti illustri, che faranno di Amherst un vivace centro culturale. All’egocentrismo e alla brama di prima donna di Susan, Emily risponde con un improvviso silenzio. D’altra parte Susan non ha saputo, o voluto, rispondere con il suo stesso coinvolgimento. Emily riprenderà la corrispondenza con lei solo negli ultimi anni della sua vita, circa 30 anni dopo.
Verso le tre figure che ebbero così intensa influenza sulla crescita intellettuale, e maturazione personale di Emily, i Master, Emily provava intensi slanci spirituali, nutriti da ammirazione e attrazione.Non è mai chiaro il confine tra ammirazione e amore per la Dickinson, perché Emily inscrive nel cerchio dei suoi sentimenti anche un affetto siffatto, platonico, di affinità intellettuali, di riconoscenza, e l’entusiasmo con cui vi si immerge non è diverso dai tormenti d’amore.
Eppure un grande amore ci fu. Si chiamava Otis Philip Lord, un giudice.
In questa poesia Emily usa parole da innamorata:
Go slow, my soul, to feed thyself
Upon his rare Approach –
Go rapid, lest Competing Death
Prevail upon the Coach –
Go timid, should his final eye –
Determine thee amiss –
Go boldly – for thou paid’st his price
Redemption – for a Kiss –

Fai piano anima mia nutriti poco per volta
Del suo raro avvicinarsi –
Fa in fretta affinché invidiosa la morte
Non ne superi la carrozza
Fai attenzione, che il suo sguardo finale

Non ti giudichi inopportuna –
Fatti avanti – Perché il prezzo richiesto, tu l’hai pagato
La Redenzione – per un bacio

Descrive l’incontro di due cuori il cui premio finale è un bacio, come nel famoso incontro tra Romeo e Giulietta, nel primo atto, scena quinta.
In una lettera nel 1884 gli scrive: “È strano che tu mi manchi tanto di notte dal momento che non sono mai stata con te – ma l’amore puntualmente ti domanda,
appena ho chiuso gli occhi – così mi sveglio calda dal desiderio che il sonno ha quasi appagato […].”
Si incontrano nel 1859, Otis è collega e amico di Edward, ma la loro relazione sboccia dopo la morte della moglie di lui, Elizabeth, nel 1877 e durerà fino al 1884, anno in cui Otis si spegne. Ebbero una vivida relazione epistolare, dalla quale traspare la loro affinità, soprattutto intellettuale. Dickinson scrisse: “Mentre gli altri vanno in Chiesa, io vado alla mia. Forse che non sei tu la mia Chiesa, forse che noi non abbiamo un inno che conosciamo solo noi?” Lei lo chiamava “il mio amato Salem” (Salem era la città di Otis), e si scrivevano ogni domenica, giorno che Emily aspettava con impazienza, tanto da dire che “martedì è un giorno molto deprimente”. Lui le chiese di sposarla, ma lei declinò.
Samuel Bowles, probabilmente uno dei Master (Emily non ne svela mai i nomi), era giornalista e redattore capo dello “Springfield Daily Republican” e molto vicino alla famiglia Dickinson; dal 1858 iniziano uno scambio epistolare. Per lui Emily proverà grande attrazione, intellettuale e personale, lui era molto colto, brillante, sensibile. È Bowles che stampa quattro delle sue poesie tra il 1861 e il 1866, tra cui
I taste a liquor:
I taste a liquor never brewed –
From Tankards scooped in Pearl –
Not all the Frankfort Berries
Yield such an Alcohol!
Inebriate of air – am I –
And Debauchee of Dew –
Reeling – thro’ endless summer days –
From inns of Molten Blue –
When “Landlords” turn the drunken Bee
Out of the Foxglove’s door –
When Butterflies – renounce their “drams” –
I shall but drink the more!
Till Seraphs swing their snowy Hats –
And Saints – to windows run –
To see the little Tippler
From Manzanilla come!

Da boccali scavati in perla –
Assaporo un liquore mai distillato.
Neppure le bacche di Francoforte
Un alcool simile hanno mai dato!
Ebbra d’aria –
Corrotta di rugiada –
Da locande di blu fuso –
Vacillo –lungo interminabili giorni d’estate.
E quando gli “osti” dalla digitale
Cacceranno l’ape ubriaca –
Quando la farfalla rinuncerà ai suoi “sorsi”
Io, berrò ancora di più!
Fino a quando i serafini dondoleranno
I loro bianchi cappelli e accorreranno
Alla finestra – i santi – per vedere
La piccola bevitrice giunta da Manzanilla!

Emily si abbandona all’euforia dei giorni d’estate, coi sensi ne gode la bellezza, si ubriaca dei loro liquori, dei profumi, s’immerge nella sensualità della natura senza curarsi dei limiti tra sé e quel mondo inebriante. Un’ubriacatura del genere è flusso vitale, perfino gli angeli, e i cherubini vorranno vedere la sua insaziabile gioia, lei, la “piccola bevitrice” così esperta, proveniente dall’origine stessa della bevanda alcolica, Manzanillo, a Cuba, produttrice di rum.
Bowles farà conoscere a Emily Thomas Wentworth Higginson, autore, critico, attivista. Era collaboratore della rivista “Athlantic Monthly”, dove pubblicò un articolo “Lettera a un giovane principiante”, per dare consigli sulla scrittura.
Dickinson la legge, e decide di rispondergli, nel 1862, accludendo quattro sue poesie. Higginson rimane colpito da quella ragazza, ma le dice che le sue poesie non sono ancora mature, e che necessitano di correzioni. In realtà, Higginson non capisce, quei componimenti per lui erano qualcosa di rozzo. Non si renderà mai conto di chi ha incontrato, nonostante Emily all’inizio si relazioni a lui come “l’allieva” e gli chieda: “Siete troppo occupato per dirmi se la mia poesia è viva?”
Higginson non pubblicherà mai Emily, nonostante ne abbia il potere, le preferisce scrittrici più popolari e di successo, meno imbarazzanti. In vita pochissime poesie di Emily videro la luce: erano troppo rivoluzionarie, originali, provocatorie; nell’America vittoriana dal tempo, percorsa da una profonda rinascita religiosa, non c’era pubblico per quei versi.

Articolo di Anna Ferrari

(troverai l’ultima parte mercoledì prossimo)

(Photo by Aliis Sinisalu on Unsplash)

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