Il verbo leggere detesta l’imperativo

Gli ultimi sondaggi confermano che gli italiani leggono poco, che gli uomini lo fanno meno delle donne e che le motivazioni più comuni addotte per giustificare la mancanza d’interesse verso la carta stampata sono stanchezza, mancanza di tempo, problemi di vista ed eccessivo costo dei libri. Ma è davvero così? Non sarà piuttosto che la lettura è percepita da molti fin dall’infanzia come un obbligo, un noioso dovere imposto da qualcun altro?

Nel suo saggio Come un Romanzo, Daniel Pennac, alla ricerca di un modo per convincere qualche non lettore a fare almeno un tentativo, ha stilato un magnifico decalogo di diritti, che riproponiamo qui:

1) Non leggere. Quando non riusciamo a trovare la concentrazione o abbiamo semplicemente voglia di dedicarci ad altro, facciamolo senza rimorsi.

2) Saltare le pagine. Se alcune parti ci annoiano e ci sembrano ripetitive, andiamo tranquillamente oltre.

3) Non finire un libro. Abbiamo sempre l’insindacabile diritto di interrompere una lettura se una storia non ci piace, ci annoia, ci sembra vecchia, ci disturba stilisticamente, ci innervosisce, non ci incuriosisce o tocca corde troppo sensibili. Pennac sostiene esistano almeno 35.995 buoni motivi per lasciare un libro a metà. Aggiungiamo che anche il non avere un buon motivo è un motivo sufficiente.

4) Rileggere. Per un milione di buone ragioni. Perché una storia ci ha commossi, perché non l’abbiamo capita, perché ci è sfuggito qualcosa, perché abbiamo tralasciato qualche passaggio, perché è un libro che avevamo interrotto e ora abbiamo voglia di riprendere in mano, perché l’autore “sembra sapere esattamente quello che c’è nella mia testa”, o semplicemente perché ci va.

5) Leggere qualunque cosa. Ogni scelta è personale e incontestabile: letture poco impegnative e d’evasione, libri di nicchia, classici senza tempo, graphic novels, poesia, saggi o romanzi. E non ci è neppure imposta la monogamia! Possiamo dedicarci a un libro solo per volta o a più libri insieme, come meglio ci aggrada.

6) Bovarismo. Abbiamo il diritto di emozionarci quando leggiamo e di vivere liberamente le nostre emozioni.

7) Leggere ovunque. Sul tram andando al lavoro, nella sala d’aspetto del nostro medico, mentre aspettiamo l’inizio del film al cinema, in cucina mentre prepariamo la cena, la mattina appena svegli a letto. Ogni luogo è un buon luogo.

8) Non iniziare un libro dall’inizio. Possiamo aprirlo in un punto qualunque e leggerne una pagina a caso, partire dalla fine e fare un percorso al contrario, leggerne prima l’inizio, poi la fine e, solo se ne abbiamo voglia, soffermarci sui capitoli centrali. Sperimentiamo senza paura.

9) Leggere ad alta voce. Perché ci piace il suono della nostra voce che invade la stanza, perché amiamo avere un pubblico che ascolta, per capire meglio le parole allineate sulla pagina.

10) Tacere. In altre parole, la lettura è un fatto privato.

[Articolo di Francesca Buran]

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