Ritratto di bambina con pesci di Caterina Ferraresi – Recensione

Abbastanza è una parola tiepida. “Come stai?”, “Abbastanza bene”, che significa “tutto sommato tengo botta ma non faccio i salti di gioia”. La parola abbastanza abbinata ai sentimenti, quindi, oltre a essere tiepida è anche un poco scoraggiante. “Ti senti amato?”, “Abbastanza”…
Betty ha cinque anni, non è bella e docile come vorrebbe la sua triste mamma e si sente amata abbastanza. Dalla mamma che fa la spola ogni giorno con l’ospedale dove è ricoverata una sorellina neonata in fin di vita. Dalla tata che perde in fretta la pazienza, dalla suora della scuola materna. Ma anche dal papà, celebre chirurgo estetico che lavora lontano, dalla nonna che cerca di tenere le redini di una casa abitata solo da donne e di aiutare quella figlia madre “per caso” sempre più disorientata. E poi qualche uomo ai margini, il giardiniere, il barista, anche loro piuttosto stralunati ma forse appena più solidi, oppure meno consapevoli di fare parte degli amati abbastanza, di quelli che sentono un piccolo vuoto gelido nel cuore.
“Ritratto di bambina con pesci” di Caterina Ferraresi racconta cinque giorni della vita di Betty e lo fa in modo ironico, un po’ caustico, buffo e sgualcito come la piccola protagonista.
La sorellina appesa a un filo, i pesci misteriosamente morti nella vasca del giardino, la controversa situazione sentimentale della tata, il giardiniere che aggiusta cose ma vorrebbe aggiustare l’attesa spaventata e muta che aleggia nella vecchia casa, la mamma che evade entrando in un bar. Un carosello di umanità ed esistenze normali, una storia che si legge d’un fiato e resta a sedimentare anche dopo averla terminata.

Ritratto di bambina con pesci di Caterina Ferraresi
(Scatole Parlanti, 2020)

[Recensione di Carla Casazza]

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